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Santo Padre Francesco

Rispondendo a una sollecitazione di Joao Pedro Stedile, leader del
Movimento dei Lavoratori Senza Terra – MST, chiedo il permesso di
rivolgermi alla Vostra Santità, affrontando un argomento della massima
gravità che preoccupa la nazione brasiliana e può produrre serie
conseguenze per gli altri paesi dell’America del Sud.

In modo oggettivo, devo dichiarare che il mio paese si trova alla
vigilia di un “colpo di stato”, determinato dall’usurpazione di un
mandato concesso da 54 milioni di voti alla presidente Dilma Roussef
sotto la copertura di un “processo di impeachment”, sprovvisto di
fondamenti legali.

Rieletta a fine 2014, come parte di una coalizione guidata dal
Partito dei Lavoratori – PT, con una differenza di 4 milioni di voti,
la presidente si è insediata nel gennaio 2015. Da quel momento, non
accettando la sconfitta, i partiti di opposizione svolgono una intensa
attività di destabilizzazione del governo, favoriti da una crisi
economica che fa crescere il livello della disoccupazione, inibisce
gli investimenti, riduce il Prodotto Interno Lordo. Tali fattori hanno
corroso l’appoggio parlamentare della Presidente, indebolito anche
dall’esistenza di più di trenta partiti politici rappresentati nel
Congresso; questa situazione ha reso necessaria l’adozione di un
“presidenzialismo di coalizione”, il che ha prodotto ostacoli alla
governabilità. Si aggiunga a questo che i grandi mezzi di
comunicazione, specialmente televisivi, fortemente oligopolizzati,
hanno adottato un atteggiamento contrario al governo, contribuendo
artificialmente all’aggravamento delle tensioni.

La Costituzione della Repubblica prevede l’istituto dell’impeachment,
cioè la perdita dell’incarico nel caso in cui l’autorità abbia
praticato un “crimine di responsabilità”, le cui tipologie sono
descritte nella legge. Nel presente procedimento l’accusa ha
attribuito alla Presidente la pratica di due infrazioni:

a) aver firmato decreti per l’apertura, nel bilancio, di crediti
supplementari senza la dovuta autorizzazione amministrativa e b) aver
ritardato la restituzione delle risorse dal Tesoro alla Banca del
Brasile, in relazione al finanziamento del raccolto agricolo, cioè per
i produttori rurali, dal che è scaturita, per la banca pubblica, la
necessità di utilizzare risorse proprie; questo viene definito
“pedalate”. Più tardi queste risorse, ancora all’interno
dell’obiettivo annuale, sono state trasferite alla banca suddetta.

Secondo la difesa della Presidente e la grande maggioranza dei
giuristi e specialisti che hanno prodotto decine di pareri, nè l’una
nè l’altra accusa giustificano il procedimento. Quanto alla prima,
perchè questi decreti non hanno portato ad un aumento delle spese di
bilancio, una volta che sono state coperte dal contingentamento
(soppressione) di altre voci. Per quel che riguarda la seconda, perchè
questo ritardo era permesso dall’organo di controllo, il Tribunale dei
Conti dell’Unione – TCU e , quando questo lo ha proibito tutte le
restituzioni sono state immediatamente realizzate e non più reiterate.
Inoltre, la difesa, ad argumentandum tantum, afferma che, anche se
questi fatti potessero essere considerati come infrazioni, neanche
allora costituirebbero “crimine di responsabilità”, in virtù della
loro irrilevanza, non avendo la gravità che potrebbe portare a una
decisione di impeachment. Infine gli oggetti delle accuse
costituiscono atti amministrativi del governo con partecipazione
collettiva e non atti personali di malvagità attribuibili alla
presidente.

Così, non avendo un fondamento giuridico-costituzionale,
l’impeachment, se sarà approvato, rappresenterà indubitabilmente una
violazione gravissima della Costituzione della Repubblica, non
rispettando la sovranità popolare espressa nelle elezioni, dovendo
essere inteso come un vero “golpe parlamentare di stato”.

E’ evidente l’intenzione dei partiti politici di opposizione, che si
appoggiano alla campagna mediatica e sfruttano gli attuali bassi
indici di popolarità del governo, di rimuovere, anche senza motivi
legali, la presidente Dilma Roussef dalla Presidenza della Repubblica.
Con il pretesto di difendere l’etica, politici manifestamente
coinvolti nella corruzione, come il Deputato Eduardo Cunha, che è
stato dimesso dal suo mandato e dalla presidenza della Camera Federale
per decisione giudiziaria e che è stato il principale organizzatore
dell’ “impeachment”, si sono uniti ad altri parlamentari eletti con i
finanziamenti delle grandi imprese e difensori degli interessi delle
elite, con l’obiettivo di eliminare un governo che combatte la
disuguaglianza e che ha realizzato, con enormi difficoltà,
l’inclusione sociale di 40 milioni di brasiliani.

Questa congiuntura è simile a quella di altri paesi sudamericani, nei
quali governi con lo stesso orientamento contrario alla visione
neoliberista e a favore di politiche di inclusione, sono stati o sono
sul punto di essere destabilizzati.

Santo Padre, con questo lettera faccio un appello perchè nelle sue
preghiere tenga sempre più presente il popolo brasiliano – che
conserva un fraterno ricordo della sua visita – pregando per il
consolidamento della pace nel nostro paese.

Sollecitando la sua benedizione
Marcello Lavenere

Ex Presidente Nazionale dell’Ordine degli Avvocati del Brasile

Membro della Commissione Justiça e Pax della Conferenza dei Vescovi
Brasiliani (CNBB)