Skip to main content

Nonostante le numerose difficoltà che caratterizzano le aree colpite dal terremoto, quali infrastrutture danneggiate, scarsità d’acqua, popolazione sfollata e un contesto reso ancora più complesso da periodici bombardamenti che colpiscono i villaggi in particolare nei momenti di incontro collettivo, le attività del progetto sono proseguite, adattandosi alle condizioni locali e alle esigenze più urgenti delle comunità coinvolte.  Questi impedimenti sono accompagnati da taglio di internet e blackout costanti, blocchi stradali per impedire che gli aiuti umanitari arrivino nelle aree sotto il controllo della resistenza democratica, seguiti da sequestri dei materiali e arresti.

Nella fase iniziale, il lavoro si è concentrato sul coordinamento con gli attori locali e con il team dei soccorritori, formato da persone del Civil Disobedience Movement. Con loro si è poi lavorato all’identificazione dei villaggi più colpiti e la realizzazione di incontri con i responsabili comunitari per individuare le famiglie in maggiore difficoltà. Parallelamente, sono state avviate le procedure per l’acquisto e la fornitura di materiali essenziali, necessari a garantire la continuità del progetto anche in un contesto segnato da interruzioni dei servizi e carenze energetiche.  Questa fase ha richiesto molto tempo a causa della difficoltà di approvvigionamento generale ed in particolare delle difficoltà di far arrivare gli aiuti nelle zone che non sono sotto il controllo della giunta militare. Tutto il team ha lavorato affrontando seri rischi per la libertà.

Nei mesi successivi, il progetto ha dato priorità al sostegno diretto alle famiglie colpite, attraverso la distribuzione di kit igienici e di beni di prima necessità, con particolare attenzione alle donne, di cui hanno beneficiato una media di 100 famiglie pari a oltre 500 persone.

Inoltre, dopo il terremoto, molti bambini risultano essere a rischio malnutrizione in quanto, a seguito della perdita di case e mezzi di sussistenza, le famiglie non sono in grado di assicurare pasti regolari e garantire la salute. Sono stati distribuiti alimenti di base e beni di prima necessità, come latte, olio, riso, vestiti e zanzariere di cui hanno beneficiato in totale 208 bambini e 154 bambine.

Un ulteriore ambito di intervento ha riguardato l’accesso all’acqua e alla sicurezza domestica. Il team di progetto a dicembre ha distribuito e installato 14 purificatori collettivi di acqua di cui beneficeranno migliaia persone, capaci di offrire benefici collettivi a lungo termine. Sono state poi distribuite pannelli e lampade solari e altri materiali utili, accompagnati da azioni di sensibilizzazione sui rischi e sulla gestione delle emergenze e del terremoto.

Queste attività sono state affiancate da momenti di formazione di base, rivolti a persone delle comunità locali, su temi legati alla ricostruzione e alle installazioni elettriche, con l’obiettivo di rafforzare competenze pratiche utili nel contesto post terremoto, nel quale molte famiglie hanno perso casa e mezzi di sussistenza. Nel processo di ricostruzione, la popolazione ha affrontato una serie di difficoltà, tra le quali la carenza di personale qualificato e skills e salari insufficienti. Per questo, i training hanno permesso ai beneficiari di imparare skills di base per permettere loro di ricostruire case e livelihoods.  Ai corsi di formazione professionale hanno partecipato un totale di 51 persone, che sono senza lavoro sia a causa del terremoto che dei licenziamenti di massa di cui sono state vittime migliaia di persone a causa della opposizione alla dittatura. A questi corsi iniziali  sulla ricostruzione corretta hanno partecipato 16 uomini e 4 donne e 31 beneficiari alla formazione per elettricisti.

Infine, sono state portate avanti attività di sensibilizzazione sulle elezioni illegali che si sono tenute a fine dicembre, le prime dopo il colpo di stato del 2021.

Nei prossimi mesi continueranno le formazioni e la distribuzione di kit sanitari ai beneficiari.